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N 1/18 mar
Comitato di Presidenza
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Intervista al Presidente ed al Vice Presidente di Cassa Edile

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Incontriamo il Presidente, Gabriele Bisio, ed il Vice Presidente, Salvatore Cutaia, di Cassa Edile di Milano, Lodi, Monza e Brianza, in carica rispettivamente dal 2 marzo e dal 5 maggio 2017.

1. Il vostro mandato è di recente nomina. Qual è il vostro bilancio dell’esperienza maturata sinora?

Vice Presidente: abbiamo trovato un Ente in salute dal punto di vista dell’organizzazione interna con alcuni accorgimenti da attuare rispetto alla mutata situazione di mercato.
Ci sono, in particolare, tre punti da cui non possiamo prescindere:

  • promuovere maggiormente verso tutti i soggetti interessati (lavoratori, imprese, enti pubblici, ecc.), la mission dell’Ente, che si traduce nell’offrire, in un quadro normativo complesso come quello che regolamenta l’edilizia, prestazioni ai lavoratori e servizi alle imprese;
  • continuare ad attuare le indicazioni che ci vengono trasmesse dalle Parti Sociali attraverso la contrattazione Nazionale e Territoriale;
  • rendere la Cassa Edile, insieme all’Ente Unificato Formazione e Sicurezza (ESEM-CPT), l’interlocutore privilegiato per tutti i soggetti che ruotano attorno al sistema (imprese, lavoratori, Istituzioni, consulenti del lavoro, Associazioni di categoria, ecc.). Credo che l’anagrafe di cantiere, prevista dal Contratto Collettivo Provinciale di Lavoro di recente sottoscritto dalle Parti Sociali, sia lo strumento corretto per “fare mission”.

Presidente: dobbiamo far sì che le prestazioni ed i servizi dell’Ente siano maggiormente conosciuti da parte dei lavoratori e delle imprese.

2. Prima della nomina entrambi sedevate all’interno del Comitato di Gestione della Cassa. Da Presidente e da Vice Presidente com’è cambiato il vostro rapporto con l’Ente?

Presidente: c’è, ovviamente, una maggior partecipazione nella gestione dell’Ente, con la supervisione ed il contributo del Direttore che fa funzionare la struttura insieme alle persone che vi lavorano. Ci sono indubbiamente un maggior impegno in termini di tempo e maggiori responsabilità. Vi sono ancora molti aspetti da migliorare ma devo dire che, grazie anche al contributo delle persone che lavorano responsabilmente all’interno dell’Ente, si vedono già i primi risultati.

Vice Presidente: la partecipazione nell’Ente da semplice Consigliere è un’esperienza che non ti consente di percepire la complessità della Cassa nella sua gestione ordinaria. E’ un Ente strutturato, composto da tante persone che hanno maturato, nel corso degli anni, un bagaglio importante di esperienze.
Sono convinto che la percentuale di azione in campo sia ancora bassa. Serve impegno, attenzione e, come in ogni altro ambito, passione.
Siamo la prima Cassa Edile d’Italia e per questo motivo siamo sempre un po’ “sotto i riflettori”. Il prossimo anno celebreremo i 100 anni d’attività.

3. Vi ricandidereste?
Presidente: non mi sono mai candidato; accetterei, comunque, nuovamente l’incarico.

Vice Presidente: la mia nomina, proposta dalle Parti Sociali sindacali, rappresenta un importante riconoscimento personale che intendo onorare con impegno e passione.

4. Gli obiettivi che vi vengono affidati prevedono un margine di autonomia?

Presidente: gli obiettivi andrebbero scritti con maggior chiarezza.

Vice Presidente: dobbiamo osservare gli indirizzi e le indicazioni che le Parti Sociali ed il Comitato di Gestione ci assegnano, come Comitato di Presidenza, per la gestione dell’Ente e tramutarli in operatività ed indipendenza nella gestione dei processi.
Il nostro non è un ruolo paragonabile a quello di un Amministratore Delegato; rappresenta, piuttosto, un’interfaccia operativa tra le Parti Sociali, il Comitato di Gestione, l’organizzazione della Cassa, le imprese e i lavoratori (questi ultimi due, in particolare, sono i nostri veri “stakeholders”).

5. Riuscite, quindi, ad essere autonomi ed indipendenti nell’esercizio delle vostre funzioni?

Presidente e Vice Presidente: ci proviamo.

Presidente: non sono solo gli obiettivi a essere talvolta poco chiari ma incide senz’altro anche il frenetico cambiamento della società che ci circonda.

Vice Presidente: abbiamo individuato nella flessibilità la modalità che la Cassa dovrebbe adottare per poter rispondere ai tempi che cambiano.

Presidente: per fare un esempio pensiamo alla prestazione “Soggiorni estivi” rivolta ai figli dei lavoratori iscritti aventi diritto. E’ un servizio non più apprezzato come un tempo che avrebbe bisogno di essere rivisto e riconsiderato. Sono mutate le esigenze: i figli dei lavoratori stranieri durante le vacanze estive preferiscono tornare al Paese di origine, ad esempio.

6. Quali sono state – se ve ne sono state – le maggiori criticità riscontrate finora nello svolgimento del vostro incarico?

Vice Presidente: più che di criticità parlerei della necessità di adeguare gli strumenti operativi della Cassa Edile che sono stati individuati dalle Parti Sociali anche attraverso il Contratto Collettivo Nazionale, Territoriale ed il piano industriale.
Tale necessità ha riscontrato a volte una resistenza al cambiamento.
La Cassa Edile deve operare in un piano normativo in continua evoluzione per stare “al passo coi tempi” a cui si è aggiunta la crisi di settore partita nel 2007.

Presidente: la resistenza al cambiamento è un fenomeno naturale che può essere riscontrato dappertutto. Chiunque sia abituato a lavorare con una modalità consolidata, anche se inconsciamente, fatica ad adottare un approccio diverso. Pensiamo, ad esempio, all’introduzione del Bim (Building information modeling) per le imprese edili.
Tuttavia, occorre adeguarsi al cambiamento dei tempi altrimenti si rischia di non progredire e di essere tagliati fuori.
La resistenza al cambiamento deve essere percepita come sforzo comune per il bene di tutti. Innovare ed introdurre strumentazioni nuove è la via da percorrere.

7. Quali sono le vostre aspettative future?

Vice Presidente: valorizzare l’Ente, renderlo uno strumento veramente al servizio di lavoratori ed imprese. Mi piacerebbe che Cassa Edile non fosse più percepita come un onere da parte delle imprese e come il riconoscimento ancora troppo faticoso dei propri diritti da parte dei lavoratori. Deve essere un sostegno, un supporto per gli addetti del settore che consenta a tutti di lavorare meglio.
E’ necessario, inoltre, implementare il coinvolgimento del nuovo Ente Unificato Formazione e Sicurezza (ESEM-CPT) per creare sinergie positive per il settore, sviluppando quanto le Parti Sociali hanno previsto nel Contratto Integrativo; mi riferisco, in particolare, all’innovazione per le imprese, all’anagrafe di cantiere e, più in generale, a una maggiore informazione verso i nostri lavoratori.
E’ auspicabile, a mio avviso, attivare canali di comunicazione anche con le Amministrazioni pubbliche.
Nei desiderata c’è anche la promozione adeguata del traguardo dei 100 anni dell’Ente che rappresenta, dal mio punto di vista, un passo importante per tutto il tessuto italiano del settore edile.

Presidente: Cassa Edile deve essere una garanzia per il sistema.
L’attività della Cassa è regolamentata da un quadro normativo complesso che lascia poco spazio all’autonomia di gestione dei processi, impedendone a volte un efficientamento più snello e rapido.

8. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è scaduto da oltre 18 mesi. Pensate sia prevedibile la sottoscrizione di un’intesa a breve? Che cosa ha reso / rende così complicata la contrattazione?

Vice Presidente: sicuramente la scelta di una trattativa comune per tutte le Organizzazioni datoriali ha reso il percorso più complicato. Le partite condivise richiedono più tempo.
E’ evidente che, nonostante le difficoltà, sia necessario chiudere la stagione contrattuale velocemente, non solo per i temi contrattuali in sé ma anche per dare un quadro certo alle Casse Edili.

Presidente: ognuno deve aver chiaro quali obiettivi porsi, quale ruolo dare agli Enti bilaterali e se ha ancora significato – secondo alcuni a livello nazionale – che le rappresentanze territoriali degli Enti esistano ancora.

9. Dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 1° luglio 2014 si parla di una significativa riorganizzazione degli Enti bilaterali. Qual è il vostro punto di vista in merito in qualità di amministratori della Cassa Edile più antica e grande d’Italia?

Presidente: credo che la partecipazione associativa, il confronto intellettuale, lo scambio di vedute tra il mondo datoriale e quello sindacale sia fondamentale anche a livello territoriale.
Accorpare gli Enti può essere una manovra corretta ma chiuderli no.
Le nostre imprese sono stanziali e hanno bisogno di un punto di riferimento, di un’interfaccia vicina, soprattutto in questo momento storico ancora così critico.
Parliamo tanto di vicinanza alle imprese e ai lavoratori ma senza presidi locali perdiamo questa preziosa opportunità di contatto.
L’accentramento esasperato non può funzionare; anzi, potrebbe sfociare in fenomeni elusivi preoccupanti (es. fuga dal contratto edile), nella perdita del presidio territoriale (oggi conosciamo quali imprese operano sul territorio e la relativa forza lavoro) e dei contatti con le Amministrazioni e le Autorità locali.
Il Regolamento edilizio del Comune di Milano che prevede un interscambio di dati tra l’Amministrazione comunale e la Cassa Edile per il controllo delle informazioni relative agli appalti privati – che fatichiamo a rendere esecutivo – con questa logica avrebbe meno senso.

Vice Presidente: Ritengo, inoltre, che la contrattazione di secondo livello sia preziosa e fondamentale per il nostro settore. L’eliminazione di questa partita rappresenterebbe un impoverimento del settore e una decontestualizzazione del territorio.

10. A vostro parere, siamo veramente giunti al termine di quella che è stata definita la più grande recessione dal secondo dopoguerra?

Vice Presidente: penso che la crisi si stia avviando alla conclusione, anche se ciò non significa tornare ai volumi di lavoro e di massa salariale del 2007. La contrattazione collettiva nazionale del 1° luglio 2014 ha previsto per le Casse Edili l’introduzione del piano industriale. Personalmente, in questa fase storica, lo ritengo uno strumento adeguato per rendere efficace l’azione e l’equilibrio economico dell’Ente. Mi spiego meglio: l’Ente deve sempre di più essere al servizio di lavoratori ed imprese.
E’ cambiata l’edilizia, è cambiato il modo di operare e tutti gli addetti ai lavori, Enti inclusi, si devono adattare. Non esiste più solo la costruzione di nuovi edifici, ma l’edilizia è più orientata alla riqualificazione e alla ristrutturazione dell’esistente e all’utilizzo di nuove modalità costruttive. Dobbiamo saper cogliere il cambiamento vero del nostro settore, a cui molto probabilmente alcune imprese e le relative maestranze sono già preparate.
All’interno del cantiere è necessario applicare lo stesso contratto di settore, lo stesso livello di formazione e di prevenzione.

Presidente: sul cosiddetto “contratto di cantiere” sono d’accordo. Non sono, invece, persuaso del fatto che la crisi sia finita. In particolare, il nostro settore non gode ancora di buona salute e il quadro economico nazionale è ancora estremamente fragile. C’è ancora molta incertezza.
La continua revisione del Codice degli appalti ha comportato una frenata negli appalti pubblici notevole, con ripercussioni negative sulle imprese, sui lavoratori e sugli Enti.
Influisce, inoltre, negativamente anche il ricorso a contratti di lavoro anomali o border-line, ad esempio il distacco transnazionale di lavoratori, poiché manca ancora una regolamentazione ben definita in materia.

11. Cassa Edile può o potrebbe realizzare qualche iniziativa per facilitare la ripresa del mercato locale oppure no?

Presidente: l’attuazione dell’articolo 149 “Vigilanza del cantiere per salute e sicurezza, nonché regolarità dei rapporti di lavoro” del Regolamento edilizio del Comune di Milano rappresenterebbe un enorme passo in avanti per tutto il sistema, contribuirebbe alla trasparenza di mercato e, conferirebbe quindi, maggior legalità e credibilità a tutti gli addetti di settore, Enti inclusi. Il fatto che sinora sia rimasto inapplicato è un vero peccato.

Vice Presidente: Cassa Edile, insieme alle Parti Sociali territoriali, potrebbe essere incubatrice di ricerca e innovazione con percorsi ed idee da lanciare sul territorio; penso, ad esempio, alla promozione di politiche per la casa, ancora tanto amata dai cittadini italiani.
Il settore edile ha vissuto per troppi anni di rendita. Oggi è necessario individuare strumenti nuovi che valorizzino il territorio, creando posti di lavoro per maestranze adeguatamente formate che possano lavorare in sicurezza, all’interno di un quadro normativo chiaro.
La Cassa Edile è pronta a fare la sua parte.

Ringraziamo il Presidente, Gabriele Bisio, ed il Vice Presidente, Salvatore Cutaia, ed auguriamo loro buon lavoro.


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