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N 3/20 febbraio
Intervento istituzionale
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Gabriele Bisio, Presidente Cassa Edile di Milano, Lodi, Monza e Brianza

Più cantieri e meno burocrazia

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Gabriele Bisio, Presidente di Cassa Edile dal 2017, insieme a Don Gino Rigoldi

Milano è la città delle sfide visionarie di Don Gino Rigoldi, dove la periferia e l’attenzione ai più deboli crea quell’energia che fa bene a tutti. Milano dove Expo e Olimpiadi sono importanti come moda e design ma dove la società civile conta di più. Milano che accoglie: chi studia qui di solito, spesso, trova un lavoro“.


Cento anni. Un secolo.

Dopo la fine della prima guerra mondiale prende forma la prima Cassa Edile d’Italia.

Un traguardo importante per imprese e lavoratori e per il ruolo sociale del lavoro sancito dall’articolo 1 della costituzione repubblicana.

Un lavoro, quello edile (dal latino aedes che significa tempio e casa) tra i più belli del mondo dove il cuore dell’attività è il cantiere.

[…]

Il cantiere è “il luogoper eccellenza dell’incontro, del confronto, dello scambio di opinioni, della condivisione senza barriere e distinzione di pelle, di ceto sociale o di religione. Il cantiere è inclusivo, è colorato, è dinamico ed è, in questi tempi soprattutto, un modello da seguire in tema di accoglienza. […]

Chi sa già fare o chi ha voglia di fare e di imparare sa che troverà terreno fertile nel cantiere.

Dobbiamo, però, aprirne di più, farli durare meno e renderli più sicuri. Ne va della nostra credibilità.

Il nostro è, infatti, un contratto assai oneroso, non sempre assistito da adeguati risultati. Gli incidenti mortali e gli infortuni, infatti, non diminuiscono e la fuga verso altri contratti, più convenienti, è copiosa se si è assaliti dal rischio di chiudere la propria azienda o di non essere in grado di pagare stipendi e fornitori o se si è interpreti di concorrenza sleale.

Dobbiamo, quindi, pensare strumenti di controllo più efficaci che forse, ma probabilmente è un’utopia, possano rendere più “leggero” il nostro contratto rispetto a quello di altri settori a noi vicini.

Penso al contratto di cantiere o all’implementazione di quei meccanismi di incrocio dei dati tra Comuni e Casse Edili che stentano a partire seppur cristallizzati da anni nei Regolamenti edilizi.

Bisogna pensare al cantiere e produrre meno carta. Le imprese e i lavoratori delle imprese sono oberati dalla carta e dagli adempimenti. Ma i margini si fanno con le opere non con la burocrazia e con i documenti.

Burocrazia che frena gli investimenti, soprattutto quelli stranieri, e che non ci dà infrastrutture adeguate.

Lavori pubblici e bandi che non si traducono in cantieri schiacciano le nostre piccole e medie imprese […] insieme a provvedimenti come Progetto Italia che meriterebbero ricorsi ad Autorità regolatorie del mercato e della concorrenza. Ci sono interessi di serie A e interessi di serie B. Ci sono imprese di serie A e imprese di serie B. […]

E non dimentichiamoci della responsabilità solidale dove le imprese che pagano le tasse devono sostituirsi allo Stato in qualità di controllori asseverando e rendendosi responsabili in solido di inadempimenti non loro.

Aggiungiamoci anche il probabile arrivo del reverse delle ritenute dove la carta aumenterà ancora a dismisura ma, soprattutto, la crisi di liquidità attanaglierà le imprese per il divieto di compensazioni che tale norma impone.

Altre vessazioni incomprensibili sono quelle che riguardano l’obbligatorietà della trascrizione dei contratti preliminari per gli immobili in costruzione o l’imminente entrata in vigore degli indici di crisi per i bilanci delle imprese che non è nient’altro che un freno alle nuove imprese, alle start up, alle nuove generazioni.

Come può un nuovo imprenditore, di questi tempi un eroe, avere tutti gli indici patrimoniali a posto all’inizio di un’avventura che sui manuali di economia aziendale è consacrata come “rischio di impresa”?

C’è un disegno per distruggere i piccoli e credo che gli amici artigiani possano testimoniare tale indirizzo nefasto per la nostra economia fondata da sempre, anche per ragioni storiche, su piccole imprese.

In questo quadro disarmante, dove molte volte mi sono chiesto se i corpi intermedi, così come strutturati, hanno ancora ragione di esistere, siamo in un luogo e in una città che funzionano.

[…]

Milano mi è cara perché ci sono nato e perché mi ha dato un lavoro prezioso. Milano è la città delle sfide visionarie di Don Gino Rigoldi, dove la periferia e l’attenzione ai più deboli crea quell’energia che fa bene a tutti. Milano che non butta necessariamente dalla finestra le cose buone fatte da una parte politica se poi sale al potere un altro schieramento. Milano dove Expo e Olimpiadi sono importanti come moda e design ma dove la società civile conta di più. Milano che accoglie: chi studia qui di solito, spesso, qui trova un lavoro.

Il problema è, però, un altro. Saprà Milano mantenere questo ritmo di crescita con un’Italia che arranca?

E lo stesso interrogativo vale per il nostro Ente.

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